December 9, 2019
vino rosè

Vino rosé, la storia della sua produzione fra falsi miti e tecniche attuali

A lungo considerato uno scarto, il vino rosato è ormai il tesoro dei vini dell’estate, apprezzato per la sua freschezza, il gusto fruttato e la leggerezza.

Vediamo insieme come si produce, sfatando i miti e le false tendenze su questa tipologia di nettare di Bacco.

Come si produce il vino rosè (o rosato)

Questa tipologia di vino conserva con se il falso mito delle miscelazione di vini bianchi e rossi, pratica anche vietata per legge, facendo accrescere lo snobismo verso la sua diffusione su larga scala.

In realtà questa variante dalle caratteristiche intermedie fra i due vini maestri, nasce in Italia (anche se attualmente – con la variante in Champagne – è la Francia il maggior produttore), precisamente in Salento durante la Seconda Guerra Mondiale (1943), dall’azienda locale Leone De Castris che produsse il primo Five Roses da una miscela composta per il 90% da Negroamaro e 10% da Malvasia Nera.

Attualmente il loro metodo di produzione è una via di mezzo fra i vini rossi e quelli bianchi, ma l’uva di origine è a bacca rossa, fatta eccezione di alcuni spumanti che utilizzano una miscela di uvaggi bianchi e rossi (miscela di uva, non di vini).

Metodologia di produzione del vino rosé

Come già detto la preparazione del vino rosé parte dalle uve a bacca rossa e in realtà l’intero processo produttivo segue il protocollo dei vini rossi.

La pigiatura anticipa la macerazione del mosto a contatto con le bucce, le quali contribuiscono al rilascio di tannini e polifenoli, oltre che al caratteristico colore rosso, che risulterà meno intenso rispetto ai vini canonici in quanto il contatto con le bucce dura molto meno (da poche ore a massimo due giorni).

Il processo successivo però assume le sembianze produttive dei vini bianchi. La fermentazione non avviene in contenitori in legno bensì in acciaio, segue la svinatura e l’imbottigliamento.

Il colore ti dà una prima indicazione del lato fruttato del vino. Ma non è tutto. Le varietà utilizzate sono ovviamente un fattore preponderante nella scelta del tuo vino rosato.

Quando bere il vino rosato

L’ideale è consumare il rosé nelle settimane successive all’acquisto. Non è consigliabile conservare un rosato per più di 2 anni.

Con poche eccezioni i vini rosati invecchiano male a causa della loro assenza di tannini. È la freschezza che dona tutto il suo fascino ai vini rosati.

Con cosa bere i rosé

Il vino rosato è senza dubbio il best seller dell’estate! Sarà il partner ideale per gli aperitivi con gli amici, antipasti, insalate e i barbecue.

Piccolo trucco

Fa caldo e vuoi che il tuo vino rosato rimanga fresco? Bandisci i cubetti di ghiaccio! Quando si sciolgono, la loro acqua diluirà tutto il tuo vino e lo renderà insapore.

Metti un po’di uva nel congelatore e, quando servi i bicchieri di vino rosé, aggiungi 2 o 3 chicchi (a seconda delle loro dimensioni) nel bicchiere.

Il vino rimarrà fresco abbastanza a lungo senza effetto diluizione.

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